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Gas, accordo in Europa sui tagli ai consumi: schiaffo a Putin e stop al rigore

Fumata bianca sui piani di risparmio di gas da agosto a marzo 2023 concordato dall’Unione Europea. I ministri dell’Energia dell’Unione Europea riuniti a Bruxelles hanno infatti trovato un accordo per ridurre in modo coordinato i propri consumi di gas e aiutare così la Germania, dopo una nuova drastica riduzione delle consegne russe, ridottesi ieri al 20% del totale. 

L’accordo è emendato rispetto all’edizione originale che dava alla Commissione Ue o a qualsiasi trio di Stati la possibilità di trasformare il taglio previsto del 15% da volontario a obbligatorio per ogni Paese qualora fosse stato lanciato l’allarme gas per l’Europa intera. Ora, invece, il potere decisionale passera al Consiglio Europeo, ovvero l’assemblea dei capi di Stato e di governo dei Ventisette che rappresenta l’organo apicale dell’Unione. Inoltre, l’obiettivo di riduzione del 15% non sarà una soglia inevitabile ma verrà adattato strada facendo alla situazione particolare di ciascun Paese, come richiesto da Paesi come Spagna e Portogallo che soffrono meno la dipendenza dalla Russia. La flessibilità sarà introdotta grazie a una serie di deroghe, tenendo conto in particolare del livello di stoccaggio raggiunto per far fronte all’inverno e della possibilità di esportare il gas risparmiato in altri Paesi. In sostanza, chi è più avanti su questi fronti potrà tagliare di meno i consumi.

Riportando la palla nel campo del Consiglio, evitando la scure dei tagli obbligatori e aprendo al dinamismo interno si realizzano tre obiettivi che anche all’Italia possono apparire soddisfacenti, dato che allontanano lo spettro di un’indiscriminata austerità energetica calata dall’alto. Inoltre, si offre spazio alla ricompensa degli sforzi dei Paesi che più si sono impegnati per diversificare le fonti dalla dipendenza russa, che si teme Mosca possa usare come arma bloccando le consegne in inverno, e riempiendo gli stoccaggi. Opera, questa, su cui il governo di Mario Draghi è stato indubbiamente molto attivo negli ultimi mesi, come rivendicato dal Ministro della Transizione Ecologica Roberto Cingolani:  Il livello di riempimento degli stock di gas dell’Italia “ha superato il 70%, stiamo andando verso il 71%, quindi direi che stiamo bene”, ha detto Cingolani, sottolineando che l’Italia ha strappato un risultato migliore rispetto al timore di essere vincolata a tagliare del 15% i consumi. “Con le modifiche approvate alla fine per l’Italia si tratterà di un risparmio di gas del 7%, che è la percentuale che avevamo già previsto nel nostro piano”, ha aggiunto l’ex direttore dell’Istituto Italiano di Tecnologia. Cingolani ha rivendicato i successi della diversificazione: “Entro l’inizio dell’inverno saremo quasi indipendenti dalle forniture russe ed entro l’anno prossimo la situazione sarà piuttosto sicura, senza grandi dipendenze dalla Russia”.

Il Ministro e fisico ostenta soddisfazione, ed è un sentimento comune ai leader europei. Paradossalmente la mossa di pressione della Russia di ieri ha favorito l’ottenimento di un accordo e, dunque, una risposta corale che non era scontata sarebbe arrivata fino all’azione di Gazprom su Nord Stream di ieri. “Non era una missione impossibile! I ministri sono giunti a un accordo politico sulla riduzione della domanda di gas in previsione del prossimo inverno”, ha annunciato la presidenza di turno ceca su Twitter. Decisiva la compenetrazione di più logiche: sia quelle dei Paesi del Nord, come la Germania, che quelle degli Stati del Mediterraneo che hanno posto l’enfasi sulla diversificazione. Per la prima volta si oppone un piano pragmatico alla spinta di Vladimir Putin per la guerra psicologica sui prezzi del gas. “Davvero un’ottima notizia”, commenta Annalena Baerbock, Ministro degliI Esteri tedesco, certa del fatto che “non ci lasceremo dividere dove noi come Stati dell’Ue potremmo anche agire gli uni contro gli altri perchè il gas scarseggia”.

“Oggi inviamo un messaggio forte non solo a Vladimir Putin, che ha fallito ancora a dividere l’Ue, ma soprattutto ai nostri cittadini: la decisione di oggi garantirà che non dovremo affrontare drammatiche conseguenze in inverno, per la scarsità del gas o l’impennata dei prezzi. I risparmi faranno sì che avremo gas a sufficienza. Non permetteremo alla Russia di mettere a rischio la nostra sicurezza perturbando deliberatamente le forniture del gas e usando il gas come arma politica”, ha dichiarato in conferenza stampa il ministro ceco dell’Industria e del Commercio, Jozef Sikela, dopo il Consiglio Energia dell’Ue.

Il piano appare a dir poco ispirato da una logica di realismo: dopo l’accordo sugli stoccaggi comuni, dopo gli inviti alla diversificazione, dopo il piano RePower Eu per aumentare l’indipendenza dalla Russia, l’Unione Europea ha inizialmente reagito con panico alla prospettiva della fine delle forniture russe in inverno. La scelta di ascoltare gli Stati e le opinioni dei Paesi più colpiti dalla proposta originale ha condotto a una svolta pragmatica, analogamente a quanto successo col Recovery Fund e il superamento del rigore nel 2020. Si perimetreranno le responsabilità: al Consiglio il potere esecutivo sui tagli ai consumi, alla Commissione quello di mettere allo studio con urgenza le diverse possibilità di introdurre tetti di prezzo per il gas per capirne la fattibiltià. Due mosse complementari che possono aiutare, se portate avanti nei prossimi mesi. Si è, infine, ridotto al minimo la “fuga” dalla solidarietà europea: unica a votare contro, secondo quanto riportano le agenzie, l’Ungheria di Viktor Orban che, anzi, aumenterà gli acquisti da Mosca, per quanto anche Anna Moskwa, ministro dell’Energia polacco, ha espresso critiche al piano. Si tratta, però, di fuoriuscite residuali rispetto alle anticipazioni della vigilia che parlavano di un’Europa spaccata e senza rotta. Oggi la crisi energetica appare uno spettro meno pauroso. A patto che il piano e la concordia reggano dopo l’estate.

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