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Un’altra morte misteriosa a Mosca

Quando un pezzo da novanta élite economica russa vola giù dalla finestra, nulla può essere lasciato al caso. Ravil Maganov, presidente del Consiglio di amministrazione di Lukoil, è morto: questa è l’unica notizia certa. Sarebbe “morto in seguito a una grave malattia”, riferisce la compagnia petrolifera russa che lo ricorda chiosando “Ravil Ulfatovich ha dato un contributo inestimabile non solo allo sviluppo della società, ma all’intera industria petrolifera e del gas russa”. A nome di una squadra di diverse migliaia di persone, l’azienda ha espresso profonde condoglianze alla famiglia Maganov. Nulla di più. Peccato, però, che la voce della Lukoil sia giunta successivamente, quasi a smentirla, ad una fonte dell’agenzia di stampa Interfax che aveva invece precedentemente riferito che Maganov sarebbe morto dopo essere caduto da una finestra del Central Clinical Hospital di Mosca. L’agenzia Tass, citando fonti delle forze dell’ordine, sostiene che l’incidente è avvenuto alle 7:00 (le 6:00 in Italia) di giovedì 1 settembre e che si tratta di “morte per suicidio”. L’ospedale, nel centro di Mosca, dove vengono curati pazienti di alto profilo, ha generalmente una sicurezza molto stretta.

I Maganov, una dinastia petrolifera

La dinastia Maganov è ben nota nel settore petrolifero russo. Il suo capostipite, Ulfat Maganov, fu l’inventore della geofisica sul campo in Tatarstan. Nel 1953, in connessione con la nascita del trust Tatneftegeofizika, la sua spedizione fu trasformata in un campo indipendente ad Almetyevsk e in un ufficio geofisico, dove Maganov assunse la carica di ingegnere senior.

I figli di Ulfat – Ravil e Nail – hanno seguito le orme del padre. Quando, all’inizio degli anni Ottanta, la produzione nella Siberia occidentale iniziò a diminuire in modo catastrofico, Valery Graifer fu inviato al nord. Nel 1985, divenuto viceministro del Ministero dell’industria petrolifera dell’URSS, fu inviato ad aumentare la produzione. Il compito venne portato a termine solo consegnando diverse nuove aree della Siberia occidentale con giacimenti promettenti al controllo diretto di esperti praticanti petroliferi: il futuro capo della Lukoil, Vagit Alekperov, venne incaricato di guidare lo sbarco da Bashneft al campo di Povkhovskoye, mentre Tatneft inviò al campo di Uryevskoye il suo ingegnere capo Ravil Maganov.

La leggenda aziendale raccolta che il nome della società Lukoil (secondo le prime lettere dei nomi delle città di Langepas, Uray e Kogalym) venne inventato proprio da Ravil, direttore di Langepasneftegaz, a quel tempo era controllata da Tatneft.

Lukoil contro la guerra in Ucraina

Maganov, negli anni Ottanta, aveva lavorato presso la compagnia energetica Langepasneftegaz, che in seguito è entrata a far parte di Lukoil. Dalla costituzione della società per azioni ha ricoperto via via posizioni di rilievo, subentrando nel 2020 a Valerij Graifer come presidente del consiglio di amministrazione.

Nelle prime fasi dell’invasione dell’Ucraina da parte russa, la compagnia petrolifera si era esposta chiedendo la fine della cosiddetta “operazione speciale”, in un contesto in cui cominciavano a prendere forma le sanzioni occidentali contro Mosca. Lukoil, che produce oltre il 2% del greggio mondiale e impiega oltre 100.000 persone, aveva chiesto a gran voce la fine della guerra russa in Ucraina: il consiglio di amministrazione della società aveva comunicato in una informativa agli azionisti, al personale e ai clienti che stava “chiedendo la fine più rapida del conflitto armato”, aggiungendo sua sincera empatia per tutte le vittime colpite dalla tragedia. L’azienda aveva annunciato di sostenere fermamente un cessate il fuoco duraturo e una soluzione dei problemi attraverso seri negoziati e diplomazia. Nel comunicato veicolato anche sul sito di Lukoil, la compagnia aveva dichiarato il suo impegno per continuare le sue operazioni in tutti i Paesi e le regioni in cui è presente, impegnata nella sua missione primaria di fornitore affidabile di energia per i consumatori di tutto il mondo, aggiungendo che “nelle sue attività, Lukoil aspira a contribuire alla pace, alle relazioni internazionali e ai legami umanitari”. Del resto, fondato nel 1991 come impresa statale mentre l’Unione Sovietica stava cadendo a pezzi, il gruppo aveva da tempo proiettato un’immagine più indipendente rispetto a Rosneft, la compagnia statale che domina l’industria petrolifera russa. Dopo questa mossa, il fondatore di Lukoil e presidente della società, Vagit Alekperov, aveva rassegnato le dimissioni dall’incarico.

Ancora oggi non è chiaro se la mossa fosse un segno che i dirigenti della più grande impresa privata russa stessero rompendo con Putin, o principalmente uno sforzo per persuadere i leader occidentali, i partner commerciali e i clienti a continuare a fare affari con l’azienda.

Una lunga scia di morti sospette

Quella di Maganov è solo la più recente di una spirale di morti sospette. Il 6 luglio, il corpo di Yuri Voronov, capo di Astra Shipping, una società con contratti con Gazprom nell’Artico, è stato trovato nella piscina di una proprietà vicino a San Pietroburgo. Il comitato investigativo russo aveva parlato di una “disputa con partner commerciali” come causa della morte.

A maggio era poi morto in circostanze molto particolari un ex manager di Lukoil, Aleksandr Subbotin, che si era sottoposto a un trattamento a base di veleno di rospo per curare la dipendenza da alcool. Le autorità russe avevano aperto un’inchiesta in merito, da cui era emerso come Subbotin si fosse rivolto a degli sciamani che vivevano vicino Mosca, a Mytishchi, i quali avrebbero iniettato del veleno di rospo nel corpo del manager, seguendo un rituale tradizionale. L’esito della pratica avrebbe però portato non alla guarigione di Subbotin, ma a un presunto arresto cardiaco, con gli sciamani che invece di chiamare i soccorsi gli avrebbero somministrato un sedativo naturale.

A inizio maggio era morto vicino a Sochi, ufficialmente perché caduto da una scogliera, Andrei Krukowski, uomo di Gazprom. I media russi avevano parlato di un incidente. Krukowski aveva 37 anni e il suo resort sciistico era frequentato dal presidente russo Vladimir Putin. E ancora, il 28 febbraio l’oligarca di origini ucraine Mikhail Watford era stato trovato morto a Wentworth, nel Surrey, in Gran Bretagna dove si era trasferito nei primi anni Duemila. Il 29 gennaio scorso, in una dacia vicino a San Pietroburgo era morto, suicida secondo la conclusione delle indagini, Leonid Shulman, 60 anni, top manager di Gazprom. A febbraio era stato il turno di un altro ex dipendente di Gazprom, Aleksander Tyuyakov, che aveva prestato servizio come vicedirettore del dipartimento finanziario della compagnia energetica, trovato suicida nel garage di casa sua, stando alla dichiarazione delle autorità russe.

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