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Dante e i grandi scrittori? Tutti di destra | CulturaIdentità

Non credo che il Ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano, abbia bisogno di essere difeso riguardo all’affermazione, fatta ieri durante un dibattito pubblico, che Dante sia “il fondatore del pensiero di destra”. Sottolineo “il fondatore del pensiero di destra” — come ha detto il Ministro — e non — come hanno frainteso i giornali di sinistra — “uno scrittore di destra”.

Mi permetto alcune chiose solo perché sono stato gentilmente citato avendogli regalato, il giorno precedente, un piccolo librino della De Piante editore, appena pubblicato, dal titolo “I grandi scrittori? Tutti di destra”, in cui è stato raccolto l’articolo apparso sul “Corriere della Sera” il 27 Marzo 2002, in cui Giovanni Raboni, raffinato poeta e potente intellettuale di sinistra, scandalizzò l’intellighenzia di sinistra contraddicendo la tesi che vuole che la cultura sia di sinistra. Curato con precisione da Luca Daino, il volumetto dà conto delle polemiche che precedettero e seguirono le parole di Raboni e che coinvolsero Angelo Guglielmi, Umberto Eco e Francesco Merlo.

Raboni, con grande onesta intellettuale e in modo chiaro, scrisse “la verità dei fatti”, cioè che “moltissimi tra i protagonisti o quantomeno tra le figure di maggior rilievo della letteratura del Novecento appartengono o sono comunque collegabili a una delle diverse culture di destra che si sono intrecciate o contrastate o sono semplicemente coesistite nel corso del ventesimo secolo”. Ed elencò in ordine alfabetico Berrès, Benn, Bloy, Borges, Céline, Cioran, Claudel, Croce, D’Annunzio, Drieu La Rochelle, T.S. Eliot, E.M. Forster, C.E. Gadda, Hamsun, Hesse, Ionesco, Jouhandeau, Jünger, Landolfi, Thomas Mann, Marinetti, Mauriac, Maurras, Montale, Montherlant, Nabokov, Palazzeschi, Papini, Pirandello, Pound, Prezzolini, Tomasi di Lampedusa, W.B. Yeats… aggiungendo poi chi da liberale si oppose ai disastri del comunismo, Auden, Gide, Hemingway, Koestler, Malraux, Orwell, Silone, Vittorini… e chi fu perseguitato da Stalin, Babel’, Brodskij, Bulgakov, Cvetaeva, Mandel’štam, Pasternak, Solzenicyn.

Se ne potrebbero enumerare anche altri a formare una fulgida schiera che rende francamente ridicolo pensare che la cultura novecentesca sia stata di sinistra, anzi si fa quasi fatica a trovare nomi di sinistra, da anteporvi, di uguale importanza e profondità di pensiero.

Ciò detto passiamo a Dante che Sangiuliano, premettendo “di sapere di stare per fare un’affermazione forte”, ha definito “per la sua visione dell’umano, della persona, delle relazioni interpersonali” e per “la sua costruzione politica” il fondatore del pensiero di destra. Immaginiamo che Sangiuliano non volesse stringere il sommo poeta dentro le categorie politiche della modernità, semmai richiamare la sensibilità e quei valori espressi negli scritti politici e in poesia che possono far rientrare Dante nel pantheon ipotetico della destra e non certo in quello della sinistra; non essendo Dante ascrivibile al pensiero illuminista-giacobino, né a quello materialista-marxista, né a quello socialista-utopico, né a quello relativista-riduzionista, né infine a quello liberal-progressista. Anche limitandosi alla lingua italiana, di cui Dante fu “il legislatore” — intuiva un poeta conservatore come Vincenzo Cardarelli (che andrebbe riscoperto) — non si può che inorridire al pensiero che la sinistra della schwa e del politicamente corretto possa intestarsi Dante o amare la vertigine, l’asprezza, il realismo, la crudezza veritiera della sua favella, con cui li avrebbe fustigati negli inferi.

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