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La spy story della missione russa e le resistenze alla Commissione Covid – Gianluca Spera

Mentre in Italia crescono le resistenze verso la nascente Commissione d’inchiesta sulla gestione pandemica, Vladimir Putin ha nuovamente accennato all’operazione “Dalla Russia con amore” svoltasi in pieno lockdown nel nostro Paese.

Durante il discorso all’Assemblea federale, il capo del Cremlino ha rimarcato come “la Russia sa essere amica e mantenere la parola data, lo dimostra il nostro aiuto ai Paesi europei, come l’Italia, durante il momento più difficile della pandemia”. Ora, che queste parole non siano state pronunciate a caso è fuor di dubbio.

Ombre sulla missione russa

Soprattutto, in questa fase cruciale del conflitto ucraino e in coincidenza con la visita di Giorgia Meloni a Kiev. Anzi, sorprende che le frasi di Putin non siano state abbastanza valorizzate dalla stampa nostrana.

Eppure, non solo meriterebbero un approfondimento giornalistico ma anche politico, visto e considerato che allungano ulteriori ombre sulla missione – che ha mutuato il nome da uno dei famosi episodi della saga di 007 – svoltasi nel marzo 2020 nella nostra penisola. Una missione anomala, controversa e che ha sollevato tanti dubbi mai dissipati dai protagonisti dell’epoca.

È stata anomala perché almeno a chi non era ottenebrato dalla psicosi sanitaria sembrò alquanto bizzarro che convogli militari russi sfilassero per le strade deserte di un Paese aderente al patto atlantico. Se si volesse rinfrescare la memoria di coloro che soffrono di amnesie, bisognerebbe sottolineare come nessun altro Stato ha consentito l’ingresso del personale medico o militare russo all’interno del proprio territorio nel corso dell’era pandemica. Neppure la Cina.

È chiaramente controversa la natura di quell’operazione, ufficialmente motivata da ragioni di carattere umanitario, ma i cui contorni sono rimasti per lo più oscuri. Sia sufficiente a questo riguardo rammentare che a guidare la missione fu il generale Sergey Kikot, il vice comandante del reparto di difesa chimica, radiologica, biologica dell’esercito russo, che si era distinto nella difesa del leader siriano Assad sospettato di aver usato armi chimiche contro la sua stessa gente.

La difesa di Conte

Il premier di allora, Giuseppe Conte, dopo essere stato ascoltato dal Copasir, dichiarò che “la missione russa si sviluppò esclusivamente sul piano degli aiuti sanitari in un momento di grande difficoltà in cui ci mancavano mascherine, respiratori e altri strumenti di protezione”.

Specificando che “i nostri apparati, dalla difesa all’intelligence agli esteri alla protezione civile, vigilarono costantemente perché questa missione si svolgesse lungo i binari concordati”. Conte ha anche riferito che mai gli sono stati riportati elementi di criticità che potessero sollevare sospetti su eventuali sconfinamenti della missione dall’ambito prettamente sanitario accusando eventuali revisionisti di non aver senso della verità storica.

I pizzini di Putin

Eppure il discorso putiniano sembra sottendere messaggi subliminali aprendo scenari inquietanti. L’Italia, peraltro, negli ultimi giorni, oggetto di attacchi informatici di probabile matrice russa, viene tirata in ballo proprio perché la natura dell’operazione non è mai stata chiarita.

All’epoca, fu il ministro della difesa, Lorenzo Guerini, ad arginare la delegazione russa quando, dopo due mesi di permanenza in Italia, aveva chiesto di trasferirsi in Puglia, provocando con il suo diniego il termine delle operazioni.

Così come fu impedita la sanificazione degli edifici pubblici offerta dai russi, limitandola alle sole strutture sanitarie e Rsa. Inoltre, l’allora capo del Cts, Agostino Miozzo, disse al Corriere della Sera che i russi esordirono in maniera ruvida e aggressiva: “Parlavano come se dovessero bonificare Chernobyl dopo l’esplosione nucleare” (degli aspetti irrisolti già emersi ne abbiamo già dato conto in un articolo del 26 marzo 2022).

Rischio intrusione estera

Alla luce di tutto ciò, mettere in discussione la “verità storica” non può essere considerato un atto di lesa maestà ma un dovere preciso di chi intravede l’assenza di un filo logico in tutta la vicenda, oltre il concreto timore che informazioni riservate siano state esposte a rischio di una possibile intrusione estera.

D’altronde, ancor prima di Putin, era stato un suo funzionario, Alexei Paramonov (premiato due volte sempre su proposta del Ministero degli esteri con l’onorificenza di Cavaliere al merito nel 2018 – governo Conte I con ministro Enzo Moavero Milanesi – e Commendatore della Stella d’Italia nel 2020 – governo Conte II con ministro Luigi Di Maio) a prendersela con l’Italia per essersi dimenticata degli “aiuti ricevuti”.

Insomma, la questione, lungi dall’essere liquidata con un’alzata di spalle, tira in ballo delicati equilibri geopolitici destando fortissime perplessità su quella missione, poco rassicurante fin dal nome beffardo prescelto. A maggior ragione, se si analizza l’attuale scenario internazionale e la precisa scelta atlantista, in sostegno dell’Ucraina, assunta dal nostro governo.

L’arrocco di Pd e 5 Stelle

Perciò, rispetto a queste macro-questioni, sembrano bazzecole le polemiche interne suscitate dal faticoso avvio della Commissione d’inchiesta sulla gestione pandemica. Naturalmente, i partiti – Pd e Movimento 5 Stelle – che hanno sostenuto tutto l’armamentario sanitario si stanno arroccando sulle loro rigide posizioni e stanno costruendo una specie di trincea per depotenziare il lavoro della stessa commissione.

Addirittura, come riportato dal quotidiano La Verità, sarebbe stata chiesta l’audizione in Commissione Affari sociali di alcuni degli esperti che abbiamo imparato a conoscere sugli schermi televisivi e sulle colonne di tanti giornali nell’ultimo triennio. Sarebbe un po’ come trasformare una faccenda seria in una sorta di dibattito televisivo infinito ed estenuante.

Probabilmente, sarà ascoltato anche Silvio Brusaferro, confermato per giunta dal ministro Schillaci alla guida dell’ISS. Nell’elenco, a quanto pare, manca Matteo Bassetti che, però, in settimana ha rilasciato un’intervista a Libero prendendosela con la pericolosità di “una certa comunicazione senza criterio” colpevole di aver messo in discussione la scienza, cioè quella offerta da tutti coloro che non si sono allineati o hanno espresso legittime perplessità rispetto al credo pandemico.

Una minoranza che ha provato a tenere la barra dritta mentre gli organi mainstream propagandavano le loro verità come quella ormai sbugiardata sul Green Pass che garantiva di ritrovarsi in ambienti sicuri e protetti dal contagio.

Bolla e spy-story

Come al solito, siamo davanti a un ribaltamento della prospettiva. Viene in mente quanto sosteneva il famoso scrittore e sceneggiatore americano Jim Thompson, a proposito della sostanziale sovrapposizione tra vero e non vero. Così, in questa gigantesca e illusoria bolla, ci siamo ritrovati nel bel mezzo di una spy-story dai contorni ancora indefiniti che avrebbe stimolato la creatività di Graham Greene.

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