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Terni, Eugenio Finardi al Gazzoli con Euphonìa: “La mia musica per lenire lo spirito” – Vivo Umbria

TERNI – Questa sera (ore 21) Eugenio Finardi presenta il suo ultimo album Euphonìa Suite all’Auditorium Gazzoli, concerto dell’ambito della nuova stagione di Visioninmusica. Il concerto ripercorrerà la track list dell’album che è disponibile dal 14 ottobre. Interpretato da Finardi alla voce, Mirko Signorile al pianoforte e Raffaele Casarano al sassofono, il nuovo progetto del cantautore milanese è una suite, cioè un unico lungo brano che porta l’ascoltatore a vivere la profonda esperienza di un percorso emozionale attraverso brani del suo repertorio ma anche di autori da lui profondamente amati.

Euphonìa, vale dire qualcosa di gradevole all’ascolto. E’ questo il presupposto di partenza del suo lavoro. Perché Euphonìa?

“Perché è un’idea, un progetto nato durante il Covid, il lockdown, periodo abbastanza angoscioso, per cui la musica che c’era nell’aria era abbastanza fastidiosa dato il drastico cambio di situazione. Da dieci anni lavoro con Mirko Signorile e Raffaele Casarano, suonando circa tre quattro volte l’anno con molta improvvisazione, molto libero. Quindi ho pensato di creare con loro una suite, in cui le singole canzoni potessero diventare delle strofe di un percorso emozionale, sentimentale, di ricordi ma anche di sentimenti, con lo scopo ultimo di lenire lo spirito”.

Un album in cui sembrano intersecarsi teatro di parola, con i suoi testi che ormai sono dei classici, e musica…

“Sì, infatti. Il progetto è concepito per i teatri. In realtà è un progetto molto seducente nel senso che proprio ti avvolge come nelle spire di un serpente composte dal virtuosismo musicale di Mirko e di Raffaele e, devo dire, vocalmente mie. E’ la virtù e la condanna di un autore antico come me. Vai a cinquant’anni prima di “Musica ribelle”, non avevano scritto “Se potessi avere mille lire al mese”. Ho fatto il conto che 50 anni fa, quando sono uscito discograficamente, sono appunto passati 50 anni da “Musica ribelle” (in realtà il brano è del 1976, n.d.a.) e 50 anni prima, sono 100 anni. immagina cosa si ascoltava nel 1923? Quindi è già miracoloso che siamo ancora in giro oggi.  Però il prezzo è stato diventare dei classici ed il privilegio di essere vivi quando i propri pezzi diventano dei classici, è che tu hai ancora il diritto di giocarci”.

Giocare sì, ma sulla base di testi che rimangono ancora oggi dei testi che sono ricchi di senso.

“Io ho cominciato a scrivere canzoni in italiano perché dovevano essere mie, in quel momento la politica, il movimento, poi a me, alla vita alla gente. Il mio percorso in fin dei conti è sempre stato abbastanza pedagogico”.

Un flusso di canzoni senza soluzione di continuità, come una narrazione, che ripercorre le sue migliori canzoni con qualche digressione, Battiato con “Oceano di silenzio” e “Uno notte in Italia” di Ivano Fossati. Giusto?

“Poi altre cose che si possono aggiungere. E’ un flusso fluido come, per esempio, tre giorni fa abbiamo suonato a Napoli e abbiamo inserito “Passione”, antico brano napoletano. Ci hanno messo un po’ ad accorgersene, anche se pare cantata con l’accento giusto. E qualcuno tra il pubblico aveva la sensazione di aver già sentito quella canzone. Poi pian piano “Passione” è stata riconosciuta, la memoria si è risvegliata”.

A Katia, al primo amore, il ruolo di apripista, singolo di lancio del nuovo album. Perché ha iniziato proprio da Katia?

“Perché è l’inizio del sentimento. Katia è la mia Beatrice, la ragazza a cui non ho mai avuto il coraggio di parlare, un amore sospeso che può essere riempito di significati”.

Dal primo amore, all’esigenza di alimentare lo spirito e creare le condizioni per superare il malessere dei tempi. Musica per alleviare lo spirito. Si conferma così il percorso da lei tracciato sin dall’inizio che, si può dire, è anche una meditazione sulla condizione umana.

“Quasi tutte le mie canzoni lo sono state. Anche le mie canzoni d’amore sono più riflessioni sull’amore che non dirette a una persona specifica. Le mie canzoni tendono a riflettere sull’amore in sé. L’amore in più sensi, compreso l’amore per la musica e l’amore tra musicisti. Raffaele e Mirko sono praticamente una coppia come musicisti, non nella vita. Io li vedo così e mi sono infilato nel loro gioco, ogni sera è una sorpresa, è una gioia. Ed è un grande regalo alla mia età, perché ci è concesso essere musicisti, ma quando si diventa cantautori si è costretti quasi sempre a fare le stesse cose. C’è molto poco di spettacolo nelle grandi tournée. E invece io a 70 anni sono un po’ stufo di cantare allo stesso modo “Musica ribelle” alla quale voglio tanto bene, non ne potrei fare a meno, ma mi piace anche andare oltre”.

Insomma, come dire, c’è un bell’interplay fra di voi, ma anche una buona dose di improvvisazione.

“Un giocare costante con l’armonia, con i tempi, con i ritmi, con le canzoni, con la musica. Ma non nel senso del virtuosismo del jazz. Nello spettacolo questo aspetto è un po’ trattenuto, non è quello il senso. Il senso è creare questo climax di relax e benessere passando anche dalla memoria, per spingersi anche oltre”.

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