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“Un Pd senza la puzza sotto al naso”. A Foggia Stefano Bonaccini invoca un partito popolare – l'Immediato

È tornato per una domenica un partito popolare il Pd di Capitanata con il doppio appuntamento con i due maggiori competitor alla segreteria nazionale. Dopo l’incontro con Elly Schlein, i dirigenti e militanti che supportano il presidente dell’Emilia Romagna hanno potuto ascoltare Stefano Bonaccini, che ha avuto accanto sul palco il governatore Michele Emiliano, il vicepresidente della Regione Raffaele Piemontese e la vicepresidente del parlamento europeo Pina Picierno. I rapporti di forza sono nettamente a favore di Bonaccini, sebbene entrambi i candidati stiano calamitando mondi che si erano allontanati dal Pd. Se Schlein avvicina la sinistra ex vendoliana, con Bonaccini si sono rivisti insieme a quasi tutti i sindaci e gli amministratori dem del territorio molti professionisti ed imprenditori civici. Dalla commercialista e curatela fallimentare di Amica Mirna Rabasco al presidente del Consorzio di Bonifica per la Capitanata Giuseppe De Filippo con l’edile Antonio Rosania. In prima fila per Bonaccini il neo presidente della Provincia Giuseppe Nobiletti, ma anche Lia Azzarone e Valentina Lucianetti potenziali candidate sindaco alle prossime Comunali foggiane. 

Legalità, lavoro, povertà, il no all’autonomia differenziata a firma di Roberto Calderoli, le infrastrutture, il Gino Lisa e i suoi voli, le infiltrazioni mafiose. Questi i temi locali che i due candidati hanno snocciolato sul piano locale.  

“Dare a Foggia la dignità che merita perché vuole ripartire”, è l’obiettivo di Piemontese. “Siamo stati ai cancelli della ex Tozzi Sud, è questa la provincia che ha il più alto tasso di disoccupazione in Puglia, è la provincia che sta facendo la lotta alla mafia. Questo congresso non è una guerra, serve un partito unito con una squadra larga”. 

Il consigliere regionale ha rivendicato gli obiettivi aeroportuali. “Il Pd in tutta la Puglia è stato completamente ricostruito, con un rinnovamento ed una speranza che si incarna in Bonaccini”, è il mantra di Emiliano. 

“Abbiamo una grande occasione, è un ballottaggio. Io prima ancora che Bonaccini voglio che vinca il Pd – ha osservato il candidato -. Se vinco chiederò ad Elly, ma anche agli altri di collaborare alla segreteria. Ho sofferto molto questi anni di litigiosità di classi dirigenti che si combattevano in famiglia invece che con l’altra parte politica. Vengo da una famiglia molto umile, mio padre camionista, mia mamma orfana. Ho ricevuto più di quanto abbia meritato. Credo di avere l’esperienza per tenere insieme un partito. Non condivido la parola rottamazione, non dobbiamo allontanare nessuno perché ne abbiamo persi già tanti. Diamoci da fare per richiamare le persone. 12 milioni di voti con Veltroni oggi li abbiamo dimezzati. Se divento segretario non accadrà più che chi è nel gruppo dirigente non si candidi ai collegi uninominali. Sei un leader nazionale e il consenso lo vai a prendere nei territori. I candidati li scegliete voi con le Primarie, che non sono lo strumento perfetto ma preferisco che se dobbiamo sbagliare i candidati li sbagliamo tutti insieme e non 4 persone chiuse in una stanza”. 

Bonaccini sogna “un gruppo dirigente che sappia andare in un bar” perché “gli amministratori locali sanno che dovranno parlare con chi esce da un ospedale, da una scuola e da un supermercato”. 

Poi la promessa: “Voglio un Pd che parli un linguaggio comprensibile anche per chi non ha studiato. Voglio un Pd che parli meno di nomi e cognomi e degli altri. Non voglio vincere perché dico che gli altri fanno schifo ma perché siamo noi a proporre alternative credibili. Vorrei che la sinistra cancelli due parole: superiorità morale. Abbiamo dato l’impressione di guardare gli altri con la puzza sotto al naso. Mi hanno accusato di dire che Giorgia Meloni è capace: ma se noi dicessimo che chi ci ha battuto è una incapace ci copriremmo di ridicolo”. 

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